Architettura dell'informazione: la navigazione che converte
Prima del design c'è la mappa: quali pagine esistono, come si chiamano, come si raggiungono. È qui che si decide se il sito accompagna o disorienta.
Il sito non è un archivio: è un percorso
L'errore di partenza è organizzare il sito come l'organigramma dell'azienda: una sezione per reparto, una pagina per prodotto, tutto in un menu da dodici voci. Ma il visitatore non conosce l'organigramma e non gli interessa: ha una domanda e un tempo di pazienza misurabile in secondi.
L'architettura dell'informazione è la disciplina che ribalta la prospettiva: si parte dalle domande che le persone hanno — leggibili nelle ricerche Google, nelle telefonate, nelle email — e si costruisce la mappa delle pagine che le rispondono, nell'ordine in cui sorgono.
Ogni pagina ha un lavoro solo
Una pagina che deve presentare l'azienda, spiegare tre servizi e raccogliere contatti non fa bene nessuna delle tre cose. L'architettura efficace assegna a ogni pagina un compito unico e un'azione successiva chiara: la pagina servizio porta al caso studio, il caso studio porta al contatto, l'articolo porta al servizio.
Questa catena — che in SEO si chiama internal linking e in vendita si chiama accompagnamento — è ciò che distingue un sito che informa da uno che converte. Il visitatore non deve mai trovarsi in fondo a una pagina senza un posto sensato dove andare.
Come si collauda una mappa
Il test non richiede software: si chiama test dei cinque secondi. Mostra la home a una persona esterna per cinque secondi e chiedi: cosa fa questa azienda, per chi, cosa dovresti fare adesso. Se una delle tre risposte manca, il problema non è grafico — è architetturale.
Il secondo collaudo è nei dati: le pagine più visitate raggiungibili in un clic, i percorsi reali degli utenti confrontati con quelli progettati, le pagine di uscita anomale. L'architettura non si disegna una volta: si corregge finché i percorsi reali e quelli progettati coincidono.
Le tre domande a cui la struttura deve rispondere
Dove sono? Ogni pagina deve dire in due secondi di cosa parla e a quale sezione appartiene. È il compito del titolo e del percorso di navigazione, che va mostrato anche quando sembra superfluo.
Cosa posso fare qui? Ogni pagina ha un passo successivo principale, non tre equivalenti. Quando le opzioni hanno lo stesso peso visivo, chi legge non ne sceglie nessuna.
Dove posso andare adesso? I collegamenti in fondo alla pagina non sono decorazione: sono la risposta alla domanda che il visitatore si sta ponendo. Una pagina che finisce senza proporre nulla è un vicolo cieco.
La profondità: quanti click al massimo
Nessuna pagina importante dovrebbe stare a più di tre click dalla home. Non perché esista una regola, ma perché ogni livello in più dimezza le probabilità che qualcuno ci arrivi — e riduce il valore che i motori le attribuiscono.
Il controllo si fa con una mappa disegnata a mano: home al centro, e attorno i livelli. Le pagine che finiscono al quarto anello o sono meno importanti di quanto si credeva, o vanno risalite con collegamenti diretti dai punti giusti.
Come si collauda prima di svilupparla
Con un esercizio da mezz'ora: si scrivono i nomi delle pagine su dei biglietti e si chiede a cinque persone esterne di raggrupparli come sembra logico a loro. I raggruppamenti che si ripetono sono la struttura corretta; quelli su cui ognuno fa a modo suo indicano nomi ambigui.
Il secondo collaudo è per compiti: si chiede a qualcuno di trovare una cosa specifica partendo dalla home. Se esita più di qualche secondo davanti al menu, il problema è nei nomi delle voci, non nel design.

